Blogpane e panelle

Una vera e propria istituzione siciliana, amata moltissimo anche dai turisti: le panelle sono un’icona dello street food. Di cosa si tratta? Di piccole frittelle quadrate, preparate con farina di ceci e acqua. Tradizione vuole che le si usi per farcire le mafalde, pane tipico con la crosta coperta da semi di sesamo, magari insieme alle altrettanto tipiche crocchè (crocchette di patate).

Sono talmente buone, le panelle, che conquistarono persino i palati di Pirandello, Guttuso e Sciascia. La loro origine risale a parecchi anni secoli fa, per essere più precisi tra il IX e l’XI secolo. Sia gli arabi che gli antichi romani, ma anche i greci, si cibavano di questa specie di polenta cotta su pietra o nei forni verticali che venivano utilizzati anche per la cottura del pane. Sembra che la frittura delle panelle sia stata introdotta dai francesi nel tardo Medioevo, evolvendosi e adeguandosi poi al cambiamento del gusto, che ha visto l’inserimento di erbe aromatiche e spezie. Tipicamente, infatti, le panelle si preparano aggiungendo alla farina di ceci e all’acqua del prezzemolo, ma c’è anche chi preferisce il finocchietto selvatico, chi le spolvera col pepe e chi preferisce arricchirle con qualche goccia di limone. Si scioglie la farina nell’acqua salata, la si gira con un mestolo a fuoco medio fino a che diventa una pasta cremosa, dopodiché la si stende su un piano per tagliarla a quadrotti da friggere.

Capita molto spesso che, pezzi rotti di panelle, vengano serviti durante l’aperitivo. Mentre, in occasione di Santa Lucia, se ne prepara una versione dolce con l’aggiunta di zucchero e burro (strutto) e con una farcitura a base di crema pasticciera.

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